
Un impegno comune, ma senza rinunce
Il sale ci è necessario. Lo utilizziamo da secoli per insaporire e conservare gli alimenti ed è per il nostro organismo la principale fonte di sodio, un elemento indispensabile alla vita, ma da non consumare in eccesso. Il sale è costituito al 60% di cloro e al 40% di sodio.
Perché è importante ridurre il consumo di sale
Moderare il consumo quotidiano di sale ha un’influenza positiva sulla salute del cuore e della circolazione
Le fonti di sodio nell’alimentazione sono:
- I prodotti trasformati (artigianali e industriali), nonché in quelli consumati fuori casa;
- Il sale aggiunto nella cucina casalinga o a tavola;
- gli alimenti naturali (frutta, verdura, carne, ecc.);
Sale: ne consumiamo troppo?
Stando alle statistiche, sia negli USA, sia in Europa il consumo di sale è troppo elevato e raggiunge (e in alcuni casi supera) i 9-10 grammi al giorno. Anche in Italia, secondo l’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN) e la Società Italiana per la Nutrizione Umana (SINU), assumiamo troppo sale. Dovremmo consumarne in tutto un cucchiaino da tè al giorno (compreso quello già contenuto negli alimenti) e invece la nostra quota media giornaliera raggiunge e talvolta supera i 10 grammi al giorno (1 cucchiaio da tavola colmo).
Perché un eccesso di sale è dannoso?
Troppo sale può essere dannoso per i suoi effetti sull’ipertensione arteriosa, per le conseguenze sulla mortalità per le malattie cardiovascolari, e per i suoi possibili effetti sul cancro allo stomaco.
Al contrario, ridurre il sale ha un’influenza positiva documentata sulla pressione arteriosa, e quindi sulla salute del cuore, delle arterie e del cervello. Anche modeste riduzioni nell’apporto quotidiano di sale sono in grado di fornire un importante beneficio in termini di costi sanitari e hanno un impatto positivo sulla salute della popolazione. Studi scientifici condotti nell’arco di oltre quarant’anni su ben 177 mila persone di vari Paesi mostrano che 5 grammi in meno di sale al giorno comportano una riduzione del rischio relativo di subire un infarto (-17%) o un ictus (-23%).
Riferimenti e fonti
- Bernstein AM, Willett WC. Am J Clin Nutr 2010;92(5):1172-80.
- UE- European Commission Public Health. National Salt Initiatives. June 2009.
- WHO - World Health Organization. Creating an enabling environment for population-based salt reduction strategies. July 2010.
- Brown IJ, Tzoulaki I, Candeias V, Elliott P. Int J Epidemiol 2009;38(3):791-813.
- INRAN. Il sale? Meglio poco. Linea Guida n.6. http://www.inran.it/fi les/download/linee_guida/lineeguida_06.pdf
- SINU Società Itraliana di Nutrizione Umana. LARN Minerali. http://www.sinu.it/larn/mineral1.asp#SODIO
- INRAN. Tabelle di composizione degli alimenti. http://www.inran.it/646/tabelle_di_composizione_degli_alimenti.html
- World Health Organization. Diet, nutrition and the prevention of chronic diseases. Report of a Joint WHO/FAO Expert Consultation. WHO Technical Report Series, No. 916. Geneva World Health Organization 2003.
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- Strazzullo P, D’Elia L, Mandala N-B, Cappuccio FP. BMJ 2009;339:b4567.
- Ministero per la Salute. Poco sale per… guadagnare salute. http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_605_allegato.pdf
- Heart Wire. Réduction du sel alimentaire: les Européens passent aux actes. The Heart.org 2010. http://www.theheart.org/article/1107511.doc