
Questo Rapporto di Sostenibilità cade in un periodo di tempo in cui le tensioni e i conflitti che l’umanità si trova a fronteggiare hanno al loro centro il cibo e la nutrizione.
Basta ricordare al riguardo che i movimenti civici che hanno messo in discussione o abbattuto i regimi totalitari del Nordafrica e del Medio Oriente sono stati giustamente definiti “rivoluzioni del pane”; che malnutrizione e obesità sono il modo in cui oggi si manifestano le disparità del mondo; che si fa strada l’idea che lo sviluppo del pianeta debba essere promosso e valutato andando “al di là del PIL” e prendendo in considerazione dimensioni del benessere come quelle relative allo stato psico-fisico, ai comportamenti, alle condizioni materiali, all’ambiente, all’educazione, alla vita sociale e civile.
Mai come in questo momento occuparsi di alimentazione significa cogliere il destino comune che, per ragioni diverse e anche opposte tra Nord e Sud del mondo, l’umanità ha di fronte.
É fin troppo semplice dire che tutto ciò riguarda direttamente un’azienda come la nostra, oggi più che mai “cittadina del mondo”, che produce alimenti in 43 siti produttivi di 9 paesi e li distribuisce in 100 paesi dei cinque continenti. Il problema è se possiamo contribuire a risolvere la profonda crisi - non solo economica e finanziaria, ma anche sociale e culturale con drammatici riflessi sull’ambiente e le generazioni future - che il mondo contemporaneo si trova a vivere.
A questa domanda dobbiamo dare una risposta positiva. L’attività di un’impresa deve essere sempre più collegata al benessere di tutte le persone.
Oggi per perseguire una efficace politica di sostenibilità, esistono modelli di riferimento e tecniche di misurazione che vengono documentati nel Rapporto di Sostenibilità, che sintetizzano il percorso di miglioramento del nostro lavoro, di tutto ciò che ruota intorno
al prodotto e all’arricchimento giorno dopo giorno della cultura dell’impresa.
La nostra strada di impresa familiare ci permette di guardare lontano e poter investire, rischiare e costruire senza dipendere dal giudizio dei mercati finanziari.
Ora è nostra responsabilità preparare anche le prossime generazioni di manager su questi delicatissimi temi, perché questa cultura imprenditoriale sia sempre più diffusa ed efficace.
Guido Barilla, Presidente
Luca Barilla, Vicepresidente
Paolo Barilla, Vicepresidente